| - VENEZIA-
Domenica, 18 Marzo 2007
È un'altra
rivoluzione annunciata. Anche se l'assessore Flavio Tosi assicura
che andrà con i piedi di piombo; anche se questa volta pare che
il progetto trovi una corrispondenza con i programmi del ministero
della Salute. Soggetto dell'iniziativa, i medici di base che
storicamente hanno con le Regioni un rapporto in convenzione che
viene quindi normato dal Governo. Di fatto in ogni area d'Italia,
indipendentemente da come è strutturata e dalle proprie esigenze
sanitarie, i medici di base hanno lo stesso trattamento economico
e normativo.
«L'ipotesi è
quella di poter avere contratti regionali - spiega l'assessore
Flavio Tosi - Naturalmente nessuno intende stravolgere quello che
è il rapporto già in essere, si parla di quelli che verranno.
Vorremmo instaurare un rapporto di dipendenza e non di convenzione
perchè questo ci consentirebbe di lavorare in modo migliore».
L'ipotesi su cui
sta lavorando Tosi, ma sulla quale anche il ministero sta
costruendo un progetto, è di fatto quella di trasformare il
rapporto con le modalità tipiche del pubblico impiego. «L'esperienza
è già stata affrontata da altri Paesi, ne abbiamo parlato, per
esempio, con il ministro catalano quando è venuta in visita al
Veneto e ci ha presentato il suo modello di sanità che è simile
a quello che stiamo studiando - spiega l'assessore - Abbiamo
notato che si potrebbe migliorare la situazione, soprattutto in
previsione del fatto che si stanno introducendo nuovi sistemi di
approccio alla salute, come ad esempio le Utap, le Unità
territoriali di cure primarie, che vedono quale fulcro proprio i
medici di base. Purtroppo il mancato federalismo ci sta togliendo
molte possibilità di migliorare il sistema».
Oggi i medici di
base hanno un rapporto di convenzione con la Regione nella quale
operano, così anche i pediatri di libera scelta. Percepiscono una
quota fissa per paziente e devono essere reperibili dalle 8 del
lunedì alle 20 del venerdì. Non ci sono vincoli rigidi per
l'apertura degli ambulatori.
«I medici di
famiglia rappresentano uno dei cardini del nostro sistema
sanitario, sono il punto di raccordo tra il cittadino e la
struttura sanitaria, hanno in mano l'importantissimo settore della
prevenzione e possono condizionare la spesa - spiega Tosi - Credo
che il rapporto così come è normato oggi, li metta spesso anche
in condizioni spiacevoli, possono ad esempio essere condizionati
dai pazienti che, se non soddisfatti delle prestazioni (o delle
prescrizioni) ricevute, cambiano dottore. Un rapporto di
dipendenza potrebbe anche garantire loro maggiore sicurezza e
serenità».
Un'ipotesi però
che vede contraria la Federazione nazionale, 50mila medici di
famiglia e 14mila di Guardia medica in Italia, 3500 nel Veneto, più
500 pediatri e 700 medici di guardia medica.
«Non sarebbe
vantaggioso per il sistema e per il paziente, noi siamo chiamati a
cucire addosso a ogni cittadino il suo percorso assistenziale -
spiega Giuseppe Greco, responsabile della Fimmg del Veneto
(Federazione dei medici di medicina generale) - Bisognerebbe fare
qualche conto e si cambierebbe subito idea. Noi costiamo meno di
un dipendente ospedaliero, conglobati nel nostro stipendio ci sono
tutti i costi di gestione dell'ambulatorio, solo di affitto nel
Veneto si spendono 30milioni di euro ogni anno».
Secondo Greco la
proposta è sbagliata da un punto di vista concettuale: «Oggi la
gente ti sceglie su un rapporto fiduciario e quindi siamo pagati
dal cittadino che, se non ci vuole più, cambia medico - spiega -
C'è però chi pensa che trasformandoci in dipendenti diventeremmo
anche più governabili, ma in altre nazioni si è fatto il
percorso inverso. La dipendenza va bene su un sistema fondato
sulla prestazione e non sulla presa in carico della persona in
quanto questa non si può misurare».
Naturalmente il
percorso è tutto da costruire e non potrà essere - come ammette
lo stesso assessore Tosi - una partita da giocare nel solo ambito
del Veneto.
Daniela Boresi
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