« La priorità sulle ricette ci farà litigare con i pazienti »
I medici di base protestano. Il Tribunale del Malato: diktat inutile se le Usl non lo rispettano


Corriere della Sera, 15 marzo 2007
VENEZIA — Dal primo luglio prossimo su ogni prescrizione per visite ambulatoriali o esami di laboratorio dovrà essere indicato l'indice di priorità ( 10, 30 o 180 giorni). Ma il diktat, imposto dalla Regione ed esteso agli specialisti ospedalieri, non piace ai medici di famiglia, che lo ritengono un « modo idiota di incrinare, anche irreparabilmente, i rapporti con i pazienti, per farci diventare fiduciari degli amministratori » .
« Poichè non sono stati fissati criteri condivisi per l'assegnazione della priorità, ognuno di noi agirà secondo coscienza — spiega Giuseppe Greco, segretario veneto della Federazione italiana medici di medicina generale( Fimmg) — col risultato di esporsi personalmente alle pressioni e alle reazioni del malato. Il quale sarà influenzato anche da specialisti pronti a considerare urgenti prestazioni magari non ritenute tali dal medico di base. Aumenterà dunque il contenzioso — continua Greco — anche perchè non è detto che le Usl siano già organizzate per garantire effettivamente la prestazione nei tempi indicati sulla ricetta. E comunque spesso la domanda non è legata alla reale necessità: quello del paziente è in genere un bisogno percepito, scaricato dunque sulla nostra categoria. Secondo la Regione dovremmo fare i poliziotti della situazione, ma noi ci rifiutia mo » . Già adesso, rivela il segretario della Fimmg, gli utenti chiedono sempre la dicitura « urgente » sulla prescrizione, per non affrontare attese bibliche. Se non la ottengono, si rivolgono ai privati e qualcuno di loro cambia medico. I dottori di famiglia — 3500 in Veneto, per un totale di 28.800.000 visite ambulatoriali e 3.250.000 domiciliari all'anno — lamentano poi l'imposizione dall'alto di tale obbligo da parte della giunta Galan, che si è limitata a convocarli per la presentazione della bozza della delibera contenente la novità e approvata tre giorni dopo. « Ormai non c'era più tempo per apporre modifiche, ci hanno messo davanti al fatto compiuto » , aggiunge Greco. Stefano Rigo, medico di base a Mira, fiduciario della categoria per l'Usl 13 e componente della Commissione liste d'attesa della Regione, sottolinea un altro aspetto della vicenda: « Quando cominceremo ad applicare i codici di priorità, le liste dovranno essere già predisposte a recepirli. Ma attualmente le attese arrivano all'anno e mezzo, quindi è difficile che nel giro di tre mesi si riesca a risolvere e a riorganizzare il pregresso così da partire, il primo luglio, con liste vuote in cui caricare i nuovi pazienti secondo il codice di precedenza. Insomma, non è dando un'etichetta all'impegnativa che potremo cambiare di punto in bianco un sistema così complesso da essere già gestito con fatica dalle Usl. La razionalizzazione delle richieste va bene, ma il nodo della questione è legato a fenomeni più critici, come l'ammontare della domanda, che non si affrontano in questo modo. Per risolvere tale criticità c'è bisogno di una condivisione tra medici, Usl e pazienti, altrimenti subentreranno una serie di questioni medico- legali. Certo, possiamo augurarci che la nostra capacità di divinazione sia così efficace da non incorrervi, ma ho delle serie perplessità in merito » .
Più contenute le difficoltà per i 540 pediatri di famiglia veneti. « L'ostacolo delle lungaggini lo viviamo anche noi — rivela Giampietro Chiamenti, segretario regionale Fimp — soprattutto in alcuni settori come l'Oculistica e la Dermatologia. Ma abbiamo stabilito rapporti diretti con i colleghi specialisti, dai quali mandiamo direttamente i bambini bisognosi di accertamenti urgenti. Così facendo abbiamo aggirato il problema » . Sulla questione interviene anche Franco Figoli, referente regionale di Cittadinanzattiva- Tribunale del malato: « La prioritarizzazione diventa una tutela per il paziente solo se le Usl si impegnano a rispettarla. Altrimenti il sistema non terrà » . M. N. M.