Roma, 14 gennaio. (Adnkronos Salute)
Un incontro urgente sulle nuove norme per la certificazione di malattia
dei dipendenti pubblici, ancora oggi non chiare,
altrimenti dovremo prendere in considerazione l'ipotesi di dichiarare lo
stato di agitazione di tutta la categoria.
E' la richiesta del segretario generale della Federazione italiana dei medici di
famiglia (Fimmg), Giacomo Milillo, ai ministri Renato Brunetta della Funzione
Pubblica, Ferruccio Fazio della Salute e Maurizio Sacconi del Lavoro, e al
presidente e commissario Inps Antonio Mastrapasqua. A loro Milillo ha inviato
oggi una lettera per esprimere la preoccupazione della Fimmg sulle nuove
norme. A preoccupare i medici soprattutto la parte della normativa in cui
si prevede che i certificati non possono riferirsi a 'dati clinici non
direttamente constatati né oggettivamente documentati'.
Ciò vuol dire - spiega Milillo - che il medico di famiglia non potrà
redigere il certificato ad un suo paziente, con il quale ha un rapporto
fiduciario, che si presentasse in serata per giustificare l'assenza dal lavoro
il giorno stesso per banali patologie come mal di testa o febbre. Per
questo la Fimmg chiede, in particolare, l'emanazione di un atto ufficiale
che riconosca il sintomo soggettivo come 'dato clinico direttamente constatato'
e ribadiamo ancora una volta la necessità di introdurre l'autocertificazione
per periodi brevi di malattia. La Fimmg, ricorda Milillo, in questi ultimi
anni si è caratterizzata come associazione propositiva e molto aperta a
sostenere i percorsi innovativi del Servizio sanitario nazionale, dice il
leader dei medici di famiglia. Ma in questo caso dobbiamo mettere in
guardia tutta la categoria dai gravi pericoli che ogni medico potrebbe trovarsi
ad affrontare se passassero le norme così come sono, non tanto nella forma
quanto piuttosto nell'interpretazione quotidiana di alcuni aspetti applicativi
del decreto Brunetta. E non solo per l'impossibilità di riferirsi sempre
a 'dati clinici non direttamente constatati né oggettivamente documentati', ma
anche per lo sproporzionato e irrituale regime sanzionatorio previsto per
il medico in caso di inadempienze o errori anche involontari, che lo indurrebbe
ad atteggiamenti inappropriatamente difensivi.
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